1 SI SENTE PARLARE SPESSO DI PSICOMOTRICITA’, MA COSA È E DI CHE COSA SI OCCUPA?
Partendo dalla parola “Psicomotricità” possiamo intuire che possa essere una disciplina che riguarda sia il movimento sia l’aspetto psicologico: corpo/mente. Ed è proprio su questi due termini che trova fondamento la psicomotricità.
Già Platone diceva che “si può conoscere di più un bambino in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” e con questa intuizione si sottolineava come, soprattutto nel primo decennio di vita, il linguaggio con cui il bambino esprime se stesso non è tanto quello verbale, ma è proprio quello del corpo, del movimento e dell’azione che si concretizza nel gioco.
Ed è proprio attraverso il gioco che lo Psicomotricista lavora, perché il gioco è, per lo specialista, uno strumento e una chiave di lettura per indagare il mondo emotivo dei bambini.
Recenti studi hanno confermato che la vita psichica-emotiva di un individuo inizia già durante la gravidanza, perché il feto, nel grembo materno, sperimenta le prime percezioni e sensazioni corporee, di conseguenza il corpo e il movimento portano alla formazione del pensiero.
2 COSA SI FA NELLA STANZA DELLA PSICOMOTRICITÀ?
Si gioca, ma si gioca bene. Il gioco diviene un’attività terapeutica in cui lo Psicomotricista accoglie il bambino. “Far giocare bene” il bambino significa portare il bambino ad un’evoluzione positiva del gioco, e questo è l’obiettivo dello Psicomotricista, perché è proprio attraverso il gioco che è possibile risolvere le eventuali carenze cognitive, sensoriali, relazionali, psicologiche, socio-parentali.
3 COSA SI TROVA NELLA STANZA DELLA PSICOMOTRICISTA?
Il materiale che si trova nella stanza è molto semplice: cubi, rettangoli di gomma piuma, materassi, palle, teli, corde etc. Ma pur partendo da una semplicità di setting l’aspetto fondamentale è l’utilizzo del corpo, del movimento, dell’azione del gioco e la relazione che si instaura con lo Psicomotricista che guida il bambino nel passare “dall’essere un corpo al riconoscersi come corpo”.
4 QUANDO FARE PSICOMOTRICITÀ?
La terapia psicomotoria individuale è utile per i bambini di età compresa solitamente tra i 0 e gli 8-9 anni per quando si verificano blocchi o rallentamenti nel processo di maturazione psico-corporea dei bambini: disturbi dell’espressività motoria, ritardi dello sviluppo psicomotorio, ritardi cognitivi, disturbi e ritardi del linguaggio, difficoltà relazionali (aggressività o inibizione) e difficoltà comportamentali.
5 QUALI SONO I SEGNALI CHE UN GENITORE PUÒ COGLIERE?
Ci sono dei segnali, che potrebbero essere indice di una difficoltà interferente sullo sviluppo del bambino e la cui presenza potrebbe richiedere l’intervento di uno Psicomotricista
Il genitore può osservare che il bambino non è in grado di fare ciò che gli altri bambini della stessa età hanno raggiunto.
Il bambino manifesta uno stato di tensione o essere eccessivamente attivo o al contrario sempre tranquillo e stanco. Potrebbe osservare che il bambino è troppo precipitoso ad agire o al contrario molto lento. Si può muovere in modo goffo, inciampa, gli cadono spesso gli oggetti dalle mani. Non riesce a stare seduto e a mantenere una postura corretta rispetto all’attività che sta facendo.
Non ha raggiunto le autonomie per cui non è in grado di allacciarsi le scarpe, di vestirsi o di svestirsi totalmente o parzialmente. Non è in grado di mangiare da solo o utilizza non correttamente le posate o mangia con le mani.
Fa fatica a capire e ad eseguire le vostre istruzioni.
Se all’età di 6 anni alterna la destra e la sinistra nello scrivere o disegnare, fa fatica ari conoscere la destra dalla sinistra.
Ha un’impugnatura della matita, penna e/o pennarello non corretta.
Fa fatica a fare il gioco dell’infilo/sfilo o non sa usare le forbici per le attività di taglio.
Quando all’età di 4/5 anni colora i disegni prestampati, ma esce dai bordi
E’ molto disordinato, dimentica dove mette le cose, non si ricorda i nomi di oggetti familiari o viceversa è eccessivamente ordinato, abitudinario e fatica ad abituarsi ai cambiamenti.
Quando all’ultimo anno della scuola materna non ha ancora imparato i giorni della settimana oppure non comprende i concetti temporali “prima/dopo” ed “ieri/oggi/domani”.
Fatica a rimanere in una situazione statica, agitandosi nelle situazioni di gruppo, non mantenendo la fila.
Presenta aggressività verbale o fisica, “fa i capricci” o si arrabbia quando non ottiene ciò che vuole, quando non può fare qualcosa o non riesce a farla
È molto timido, tranquillo, silenzioso, non guarda negli occhi, ha una forte paura degli estranei, si isola rispetto al gruppo dei coetanei
Sembra sempre distratto e cambia continuamente gioco, non termina le attività.
6 QUAL È IL NESSO CHE LEGA PSICOMOTRICITÀ E LOGOPEDIA? PERCHÉ UN BAMBINO CON DIFFICOLTÀ DEL LINGUAGGIO DOVREBBE FARE PSICOMOTRICITÀ?
Sia la logopedia che la psicomotricità si occupano di comunicazione: la logopedia si occupa prevalentemente del linguaggio verbale (suoni, parole, frasi, narrazione) e la psicomotricità del linguaggio non verbale (gestualità e movimento)
Studi recenti sottolineano lo stretto legame neuro-funzionale che esiste tra linguaggio e motricità: in parole semplici, alcune regioni cerebrali deputate a compiti motori sono anche coinvolte in compiti linguistici e alcune aree cerebrali del linguaggio si attivano durante l’esecuzione di compiti motori.
Ecco perché il Centro Italiano Logopedia offre un Servizio di Logomotricità in cui contemporaneamente la logopedista e la psicomotricista lavorano con il bambino per attivare in modo equilibrato sia il linguaggio che il comportamento.
7 PSICOMOTRICITÀ E DISLESSIA: PERCHÉ INTERVENIRE?
La psicomotricista è in grado di individuare i segnali precoci in età prescolare che possono evolvere poi alla scuola primaria in Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
A livello preventivo, utilizzando test di screening, è possibile individuare e quantificare le possibili difficoltà a disegnare, a orientarsi nel tempo e nello spazio, a coordinare i movimenti generali o delle mani, di memorizzazione, nel processo di lateralizzazione e nelle autonomie quotidiane, abilità necessarie come prerequisito per affrontare l’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo.
Successivamente a livello riabilitativo psicomotorio è possibile sostenere e rinforzare le abilità risultate fragili, per affrontare la scuola con un maggiore benessere
Dr.ssa Dorella Minelli
Titolare Centro Italiano Logopedia

















