Corso: Presbifagia e disfagia: lo sviluppo di competenze professionali specifiche per la valutazione, la gestione e il trattamento del paziente anziano con disturbo della deglutizione

In collaborazione con S.S.L.I. Società Scientifica Logopedisti Italiani
Sede da definirsi
Razionale: con l’età la funzione deglutitoria va incontro ad una naturale involuzione. La deglutizione nella persona anziana sana può essere quindi definita presbifagia primaria, mentre con il termine presbifagia secondaria o disfagia, vengono indicate le alterazioni della deglutizione che si verificano nell’anziano in seguito ad eventi patologici più frequenti in tali epoche di vita.
I dati epidemiologici in letteratura riferiscono che il 10-30% dei soggetti ultrasessantacinquenni soffre di problemi connessi alla deglutizione con stime di prevalenza fino al 60% negli anziani ospiti nelle strutture residenziali. In questi ultimi, inoltre, il rischio di presentare tale disturbo nel corso del tempo, interessa praticamente la totalità degli ospiti.
Le conseguenze della disfagia nell’anziano sono molteplici: infezioni respiratorie, polmoniti ab ingestis, malnutrizione e disidratazione. Complicanze che spesso vanno a sommarsi, peggiorandolo, ad uno stato di salute fragile e precario

Norme comportamentali e metodiche posturali

Convegno: “La gestione del paziente disfagico, dalla valutazione al trattamento”, presso la Fondazione Poliambulanza Brescia
Razionale: con l’aumento dell’età media della popolazione la disfagia è diventata un disturbo sempre più frequente con una incidenza del 13-14% dei pazienti ospedalizzati per patologia acuta, del 30-35 % dei soggetti ricoverati nei reparti di riabilitazione con patologie neurologiche e del 50% dei degenti nelle RSA. Negli ultimi anni c’è un sensibile aumento di interesse per le disfagie a genesi “neurologica”. Queste comprendono una serie di quadri clinici che si possono suddividere a seconda della modalità di insorgenza in forme acute (post-ictus, trauma cranico), subacute o croniche (malattia di Parkinson, demenze). Una corretta gestione clinica, assistenziale e riabilitativa della disfagia non solo consente di prevenire complicanze pericolose per la vita del paziente, quali le broncopolmoniti ab ingestis o la morte improvvisa da soffocamento, ma anche quadri di malnutrizione che influenzano la qualità di vita e la prognosi della malattia con un elevato impatto socio-sanitario ed economico

Aspetti neuropsicologici dei pazienti con ictus

Convegno: “Assistenza riabilitativa al paziente emiplegico” presso la Fondazione Poliambulanza Brescia

Premessa: L’ictus per la sua elevata incidenza costituisce un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di grandi dimensioni. In Italia si verificano 200000 nuovi casi all’anno, di cui il 40% sopravvive con una disabilità spesso grave e complessa. I pazienti colpiti da ictus devono essere ricoverati il più presto possibile in centri specializzati e assistiti da personale esperto di ictus, secondo un percorso integrato che inizia dal riconoscimento e dalla cura dell’evento acuto e che si completa con la riabilitazione in acuto e nel post-acuto.
Lavoto in team, inizio precoce della riabilitazione, trattamento dell’emiplegia e delle problematiche ad essa correlate quali la spasticità, individuazione e gestione della disfagia e dei problemi neuropsicologici sono i punti chiave di un’efficace riabilitazione.