DSA e le emozioni: cosa provo quando faccio fatica a leggere?

Si sente parlare spesso di come il disturbo specifico dell’apprendimento influenzi l’aspetto pratico, ma l’aspetto emotivo come viene coinvolto?

Quante volte avete sentito dire dal vostro bambino:
“Non sono capace!”, “Non ci riesco!”, “Sono stupido!” “A scuola mi dicono che sono stupido”.
Il bambino si esprime in questo modo quando si è in presenza di una scarsa autostima e una bassa fiducia nelle proprie capacità,
Il benessere psicologico di un bambino dislessico non è da sottovalutare. Spesso ci si focalizza sulle difficoltà di lettura, scrittura e calcolo, ma questi aspetti non possono essere assolutamente disgiunti da quelli emotivi e relazionali.
Prima della diagnosi un bambino con DSA è un bambino che si impegna, ma nonostante gli sforzi non riesce a stare al passo con i coetanei, determinando reazioni negative da parte degli adulti con ripercussioni sull’autostima e sulla motivazione ad apprendere.
Il bambino spesso soffre nella situazione in cui si trova e tale disagio può avere pesanti ripercussioni sia a scuola che nella vita quotidiana
Spesso gli adulti rilevano erroneamente svogliatezza e mancanza di impegno. Gli errori vengono quindi attribuiti a disattenzione e seguono frequenti rimproveri. Fino a quando non viene definita la natura della fatica scolastica si rischia di rendere la situazione emotiva del bambino davvero molto complessa, perché spesso viene richiesto un continuo esercizio per colmare le lacune, e ci si sorprende per la prestazione negativa dopo l’ennesimo esercizio sbagliato.
Questa modalità innesca un senso di colpa nel bambino per la poca applicazione.

Quali sono le reazioni comportamentali di bambini e adolescenti con DSA?

Le conseguenze emotive della dislessia sono state oggetto di numerosi studi in quanto la sofferenza emotiva è molto frequente.
I sintomi più frequenti nei bambini sono:
marcata frustrazione
sintomatologia ansioso-depressiva
rabbia (comportamenti aggressivi, provocatori ed oppositivi)
vergogna
sintomi psicosomatici (mal di testa, mal di pancia, vomito)

E quelli più comuni negli adolescenti:
abbandono scolastico
disadattamento sociale (isolamento, difficoltà di integrazione)
scarsa autostima ed autoefficacia

E’ un compito difficile e complesso spiegare ai bambini/ragazzi l’esito della certificazione di DSA. Chi lo fa?

Rendere pienamente comprensibile a bambini e ragazzi che cosa è un DSA e cosa comporta è di fondamentale importanza.
Per i bambini/ragazzi che dopo l’iter valutativo intraprendono un percorso di intervento presso il Centro Italiano Logopedia, è generalmente compito dello psicologo che ha condotto la valutazione, spiegare loro i risultati dei test svolti.
Lo psicologo chiarisce al bambino/ragazzo i suoi punti di forza e
di debolezza che sono emersi dai test.
Sottolinea la possibilità di potenziare le aree in cui lui fatica e lo sostiene negli aspetti emotivo-motivazionali coinvolti come la tolleranza alla frustrazione, il conseguente ritiro dell’impegno di fronte alle difficoltà e i vissuti di colpa e disistima che spesso lo caratterizzano.

E io genitore che cosa posso fare?

È innanzitutto necessario che il genitore trovi un momento tranquillo per parlare con i propri figli delle difficoltà presenti.
Importante è rivolgersi al figlio con parole semplici, chiare e comprensibili: dare il nome alla difficoltà è il primo passo per cercare dei modi per affrontarlo. Trasmettere l’idea che queste difficoltà possono essere bypassate sia con l’ausilio di strumenti ad hoc, sia con l’insegnamento di un metodo di studio in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento è un aspetto di fondamentale importanza.
Molto utile risulta allora imparare a conoscere gli strumenti di facilitazione che utilizza il proprio figlio (schemi, mappe concettuali, sintesi vocale etc.) ed offrirsi come modello per affrontare e risolvere insieme i problemi.
Per promuovere una crescita equilibrata dell’autostima è fondamentale che il genitore comprenda le fatiche del figlio, noti i miglioramenti, gratifichi i progressi e l’impegno, valorizzi le competenze ed incoraggi l’autonomia.

E quando l’aspetto emotivo diventa un problema?

Nei casi di bambini/ragazzi con DSA che vivono con spiccato disagio affettivo-relazionale la propria condizione di difficoltà il Centro Italiano Logopedia, nella figura dello psicologo, offre la possibilità di svolgere colloqui di rinforzo emotivo al fine di sostenere il bambino nel proseguimento del proprio iter scolastico, promuovendo il benessere psicologico, soprattutto in termini di una sana autostima e di relazioni interpersonali positive e soddisfacenti.
Noi crediamo molto nella sinergia dell’Equipe per cui lo Psicologo
è in stretto contatto con i membri dell’Equipe che seguono attraverso percorsi di intervento paralleli il bambino/ragazzo ad esempio il Tutor DSA che lo affianca nei compiti o la Pedagogista che lo sostiene con il metodo di studio.
Questo permette all’Equipe di essere in un costante aggiornamento sull’evoluzione del quadro del bambino che, per nostra esperienza, è in continua evoluzione.
Anche con il genitore che si trovasse in difficoltà nel gestire le problematiche derivanti dal disagio vissuto dal figlio è possibile effettuare colloqui psico-educativi con i genitori, offrendo indicazioni e strategie mirate per favorire scambi comunicativo/relazionali più sani ed adeguati.
Inoltre, riteniamo di grande importanza la totale collaborazione con la Scuola rendendoci disponibili con colloqui con gli insegnanti, al fine di creare un intervento sinergico di rete, predisponendo, attraverso un confronto attivo con i docenti, linee didattiche ad hoc sulla base del quadro di fragilità dello studente.

Dr.ssa Dorella Minelli, Logopedista – Titolare Centro Italiano Logopedia
Dr.ssa Ulrike Bianchini, Psicologa – Collaboratore Centro Italiano Logopedia