Il tuo bambino dorme poco o male? Scopri quali accorgimenti puoi adottare per rendergli il sonno più sereno

Come deve essere il sonno di un bambino secondo l’età

Alcune recenti ricerche sviluppate negli USA dimostrano che, prima del compimento dei sei mesi d’età, i piccoli hanno difficoltà a riconoscere giorno e notte. E’ compito degli adulti insegnare ai neonati i passaggi che contraddistinguono i momenti da dedicare alla veglia e i rituali da accompagnare alla nanna. Dai sei mesi ai due anni, di norma un infante dovrebbe dormire dieci ore filate di notte, in più dovrebbe riuscire a fare due pisolini (uno la mattina e uno il pomeriggio), anche se in realtà spesso il sonnellino della mattina, soprattutto se i bambini iniziano a frequentare un asilo nido, viene abbandonato intorno ai 13-14 mesi. In pochi casi viene abbandonato verso i 16-18 mesi, a volte questo porta a un anticipo del sonnellino pomeridiano. Tra i due e i quattro anni in genere viene abbandonato anche il sonnellino pomeridiano e la nanna diventa un’esclusiva della notte, o almeno così dovrebbe essere.

Quando si parla di disturbo del sonno e quali sono le cause?

Capita spesso che i risvegli notturni siano continui, come le innumerevoli volte che i genitori vengono svegliati, nei primi mesi per le poppate. Poi arrivano le coliche, a seguire c’è la dentizione, dopo i due anni le prime paure, dai due ai tre anni i risvegli possono dipendere dal fatto che si sta imparando a raggiungere il controllo sfinterico. Dopo i tre anni di età, se gli episodi appena elencati non sono stati ben affrontati, il rischio sarà che i figli dormano nel lettone abitualmente e, muovendosi molto senza avere lo spazio fisico per farlo, si sveglino. Questa routine può continuare fino ai sei o addirittura agli otto anni. Secondo alcuni studi, per una questione fisiologica del sonno, i risvegli notturni sono normali.

Ma perché alcuni bambini poi si riaddormentano da soli mentre altri richiedono l’attenzione dei genitori almeno due o più volte ogni notte? Nella maggior parte dei casi, i disturbi del sonno sono collegati al modo in cui il bambino è solito addormentarsi, o alle pratiche che vengono messe in atto durante i continui risvegli.

Quali sono le pratiche educative per un buon sonno ?

Riguardo a quali siano le pratiche educative migliori a rendere la notte il momento della nanna per tutti, ci sono varie scuole di pensiero riguardo. C’è chi consiglia di far piangere il neonato tutto il tempo, finché, sfinito, crolla. Chi invece sostiene di farlo addormentare in braccio, tenerlo nel lettone, prenderlo per mano, alzarsi continuamente per dare il ciuccio o il biberon assecondando ogni richiesta etc. etc.

Non esiste una regola assoluta che possa valere per tutti, ognuno è un essere unico. Ci sono certamente delle condizioni che aiutano i piccoli ad essere accompagnati in un momento tanto delicato come quello della nanna. Un esempio può essere creare fin dai primi mesi di vita una certa regolarità negli orari del riposo, mantenere le stesse abitudini prima di quei momenti creando dei veri e propri riti, aiutando in questo modo il piccolo a prevedere quello che accadrà. Dal punto di vista educativo non c’è nulla che rassicura un bambino più delle routine, questo senso di sicurezza gli permette di essere sereno, e la serenità concilia il sonno.

Quali sono gli accorgimenti per un clima pre-nanna?

Per aiutare il vostro bambino a entrare in un clima pre-nanna potete fare in modo di rendere i momenti prima di andare a letto tranquilli, rilassati, gradevoli, sereni. Fate sentire a vostro figlio, nei primi mesi il suono della vostra voce, parlategli in modo tranquillo, a bassa voce, cantate una ninna nanna, fategli delle coccole stando sul divano, o nel vostro angolo del relax se ne avete uno. Favorirete così uno stato di rilassamento. Poi, mettetelo nella sua culla ancora sveglio: è importante che si addormenti da solo, ed è consigliabile che associ il suo letto solo e unicamente al momento di dormire. A partire dall’anno di età potete leggere delle favole o dei piccoli libricini, verso i2/3 anni è possibile, prima della messa a letto, fare dei giochi tranquilli, come ad esempio dei puzzle, delle costruzioni, un disegno. Evitate di farli correre, saltare, giocare a palla, perché spesso si pensa che così si possano scaricare dalle tensioni e dormire più tranquillamente, e questo è vero, ma se queste proposte cariche di adrenalina vengono fatte troppo tardi in serata rischiano di produrre l’effetto opposto.

In ogni caso, e ad ogni età, cerchiamo qualcosa che, seguite le routine alle quali siete abituati prima della nanna, indichi con chiarezza: “Bene, ora abbiamo finito di fare questa cosa ed è ora che tu dorma, da solo”, come ad esempio il bacio della buona notte, o la carezza, o il rimbocco delle coperte.

Attenzione, deve essere un’azione dopo la quale non si torna a giocare/cantare/leggere, nemmeno se il bambino vi supplica “Ancora una storia, l’ultima ninna nanna, l’ultimo gioco”, se il vostro bambino vi vede sereni nella scelta un po’ alla volta la accetterà e diventerà collaborativo.

Cosa fare se ci sono risvegli notturni frequenti?

Quando si sveglia piangendo non correte immediatamente, ma dalla stanza in cui vi trovate iniziate a tranquillizzarlo, con tono calmo, dite “Arrivo subito tesoro mio”, oppure “La mamma/il papà sta arrivando”, lo preparerete così alle piccole attese, ad un certo punto si tranquillizzerà anche solo sentendo la vostra voce.

Il genitore può tranquillizzare il suo bambino se per esempio si sveglia piangendo, può dargli un piccolo peluches, lasciare una lucina accesa, dare una carezza, proporre di lasciare la porta aperta “Così la mamma e il papà ti possono sentire e possono controllare che non ti succeda niente di spiacevole”. È molto importante che l’adulto faccia sentire a suo figlio che capisce e comprende le sue paure ad ogni risveglio. Ma dopo averlo tranquillizzato, è meglio che torni in camera sua e lasci che il piccolo si riaddormenti da solo. Un po’ alla volta imparerà ad auto-rassicurarsi e così le richieste durante i risvegli diminuiranno gradualmente.

In quali casi è consigliabile un consulto con una Pedagogista?

Spesso chi ha bambini piccoli considera la possibilità di dormire tutta la notte un traguardo irraggiungibile. Se questo pensiero continua a pervadervi nonostante i più svariati tentativi di risoluzione del problema “continui risvegli”, è il caso di rivolgervi ad un Pedagogista.

Oggigiorno ci sono tantissime possibilità per informarsi sul tema della nanna, il rischio però è di ritrovarsi confusi da pareri contrastanti, da teorie che sembrano dire cose esattamente opposte, tanto da arrivare al punto di non sapere più cosa fare.

Il Pedagogista, tamite dei colloqui con voi genitori, vi può aiutare nel raggiungimento di una maggiore consapevolezza rispetto alle pratiche che mettete in atto al momento di andare a dormire, e, analizzando insieme a voi i metodi che utilizzate, vi può indirizzare ad attuare comportamenti che, nel rispetto dei vostri ritmi di vita, portino a raggiungere un sonno che duri tutta la notte.

Dr.ssa Dorella Minelli, Logopedista Titolare Centro Italiano Logopedia

Dr.ssa Nadia Peli, Pedagogista Collaboratore Centro Italiano Logopedia

Scaricabili tutte le spese sostenute nel 2018 per i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)

Le famiglie che hanno figli con disturbi dell’apprendimento possono portare in detrazione le spese sostenute relative agli strumenti adatti a migliorare dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia. Il provvedimento è inserito nell’ultima legge di Bilancio e prevede le spese sostenute nel 2018, quindi produrrà i suoi effetti nella dichiarazione dei redditi 2019.
La novità maggiore consiste proprio nella percentuale di detrazione del 19% da calcolare sulla spesa intera sostenuta e non sulla misura eccedente la franchigia di 129,11 euro come previsto per le spese mediche generali. Inoltre le spese per i disturbi dell’apprendimento riguardano tutto il ciclo scolastico fino alla scuola secondaria di secondo grado.

Detrazione spese disturbo dell’apprendimento per cosa spetta?
La detrazione spetta per:

– Acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici/informatici necessari all’apprendimento;
– Uso di strumenti compensativi atti a favorire la comunicazione verbale ed assicurare i ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.

Indispensabile ai fini di fruizione e riconoscimento dell’agevolazione fiscale, dimostrare e documentare l’utilità della spesa ai fini dell’apprendimento del minorenne/maggiorenne.
A tal fine occorrono i seguenti documenti necessari:
Certificato medico attestante il collegamento funzionale tra i sussidi/strumenti acquistati e il tipo di disturbo diagnosticato;
documento di acquisto o di utilizzo dello strumento.

FONTI e DETTAGLI:

https://www.orizzontescuola.it/scaricabili-tutte-le-spese-sostenute-nel-2018-per-i-disturbi-dellapprendimento/

https://www.guidafisco.it/detrazione-spese-disturbi-apprendimento-cos-e-come-funziona-spetta-2040

ESAMI TERZA MEDIA NOTA MINISTERIALE N. 7885 DEL 09.05.2018

Nota ministeriale N. 7885 del 09.05.2018 relativa agli esami conclusivi del ciclo scolastico Scuola Secondaria Primo Grado (esami terza media) con indicazioni DAS e BES:

Modalità di svolgimento delle prove scritte per alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e con altri bisogni educativi speciali (BES) Il decreto legislativo n. 62/2017 e il decreto ministeriale n. 741/2017, nel fornire indicazioni operative in materia di modalità di svolgimento e di valutazione delle prove di esame, fa esclusivo riferimento ai candidati disabili certificati ai sensi della legge 104/1992 e con disturbo specifico dell’apprendimento certificati ai sensi della legge 170/2010, per i quali possono essere utilizzati specifici strumenti compensativi (utilizzo di supporti didattici, calcolatrice, mappe, ecc) o attivate misure dispensative qualora già previsti rispettivamente nel PEI e nel PDP. Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione 3/3 Per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES) che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/1992 e della legge n. 170/2010 non sono previste misure dispensative – peraltro non contemplate nemmeno dalla previgente normativa – né gli strumenti compensativi di cui alla nota 3 giugno 2014, n. 3587, superata dal nuovo quadro normativo. Tuttavia, la commissione, in sede di riunione preliminare, nell’individuare gli eventuali strumenti che le alunne e gli alunni possono utilizzare per le prove scritte, potrà prevederne l’uso per tutti gli alunni se funzionali allo svolgimento della prova assegnata.

Puoi leggere la Nota Ministeriale in maniera completa qui:
http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/05/MIUR.AOODGOSV.REGISTRO-UFFICIALEU.0007885.09-05-2018.pdf

Lo sviluppo del linguaggio nel bambino e la dislessia: quali sono i segni precoci nella scuola dell’infanzia?

Abracadabra Cooperativa Sociale Onlus e il Centro Italiano Logopedia Brescia, sono liete di presentare la serata informativa:

“Lo sviluppo del linguaggio nel bambino e dislessia: quali sono i segni precoci nella scuola dell’infanzia”

a cura delle logopediste del centro:

Dottoressa Dorella Minelli e Dottoressa Anna Guerrini

La conferenza sarà un’occasione in cui mettiamo a disposizione la nostra esperienza di logopediste per affrontare un tema spesso sconosciuto sull’evoluzione ritardata o atipica del linguaggio nei bambini e le relative conseguenze sugli apprendimenti scolastici. La serata, è rivolta ai genitori e agli insegnanti avendo un risvolto pratico e fornendo esemplificazioni tratte dalla nostra casistica di bambini, nonché consigli immediatamente fruibili dagli educatori; verrà presentato uno screening del linguaggio e dei prerequisiti alla letto-scrittura (aderente alla normativa 170/2010)  rivolto ai bambini che frequentano la Scuola.

La conferenza si terrà presso la sede della scuola dell’infanzia  Abracadabra di via Nicostrato Castellini 9 a Brescia, il 12 aprile dalle 20,30 alle 22,30. Ingresso libero e gratuito.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA A : info@asiloabracadabra.it

Abracadabra nido e scuola dell’infanzia
Via Nicostrato Castellini 9, 25123 Brescia
Telefono: 030 45071
Cellulare: 339 1889188
Email: abracadabra.asilo@gmail.com

Iscrivetevi gratuitamente a questo link: https://www.facebook.com/events/1913553365321627

VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA

Valutazione letto-scrittura

A CHI È RIVOLTO?
A tutti i bambini che a settembre 2018 inizieranno il 1° anno della Scuola Primaria.

PERCHÉ È UTILE FARE UNA VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA?
La valutazione ci permette di capire se il tuo bambino è pronto per l’inserimento alla scuola primaria, avendo le competenze che gli permettono di imparare a leggere e a scrivere in totale benessere scolastico.

IN CHE COSA CONSISTE LA VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA?
Il bambino verrà accolto dalla Logopedista del Centro che, utilizzando dei test specifici, identificherà  il profilo delle competenze del bambino. L’incontro dura un’ora e mezza.

DOPO AVER FATTO I TEST?
La logopedista stende una relazione che verrà inviata ai genitori tramite e-mail.

SE DALLA VALUTAZIONE SI EVIDENZIASSERO DELLE DIFFICOLTÀ?
La famiglia viene contattata dal Centro per un colloquio durante il quale viene consegnata la relazione e spiegate le difficoltà rilevate.

SI POSSONO RISOLVERE LE DIFFICOLTÀ?
Nessuna paura, abbiamo il tempo utile per migliorare le competenze del bambino prima dell’inserimento alla scuola primaria.

QUANTO COSTA?
Per tutto il mese di aprile la valutazione è in promozione al costo di 98 euro invece di 146 euro.

QUANDO È VALIDA LA PROMOZIONE?
Dall’1 al 30 aprile 2018

DOVE VIENE FATTA LA VALUTAZIONE?
Presso il Centro Italiano Logopedia nelle sedi di Brescia, via Bendetto Croce 31
Ghedi (BS), via Trieste 1
Verona, viale Del Lavoro 25/a

Leggere un libro con il vostro bambino: come stimolare il linguaggio e il piacere della lettura attraverso la lettura condivisa

Il CENTRO ITALIANO LOGOPEDIA promuove il CORSO

Leggere un libro con il vostro bambino: come stimolare il linguaggio e il piacere della lettura attraverso la lettura condivisa

A CHI È RIVOLTO

Ai genitori di bambini di 2-3 anni

DESCRIZIONE

Il 1° e il 2° incontro è rivolto ai genitori con l’obiettivo di condividere l’importanza della lettura condivisa con il proprio bambino, risorsa fondamentale per il suo sviluppo cognitivo, emotivo, comunicativo e linguistico, in cui verranno presentate tecniche e modalità con cui avvicinare i bambini alla lettura e utili strategie per stimolare la curiosità, la comprensione e la produzione verbale dei piccoli lettori.

Il 3° incontro è rivolto ai genitori e bambini con l’obiettivo di sperimentare in modo diretto le tecniche e le strategie apprese nei primi due incontri, con la partecipazione dei veri protagonisti, i vostri bambini.

PROGRAMMA

8 Maggio 2018 Ore 18.45 La lettura condivisa ed i suoi benefici – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista

15 Maggio 2018 Ore 18.45 Tecniche di approccio e strategie per una lettura efficace – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista

22 Maggio 2018 Ore 10.00  Mettiamoci in gioco: laboratorio pratico di lettura condivisa con i bambini – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista, Dr.ssa Annalisa Ventimiglia Pedagogista

COSTI E ISCRIZIONE

Il corso ha un costo di 70 euro.

Le iscrizioni sono da effettuarsi tramite contatto telefonico al 339 1496319.

Il corso partirà solo con almeno 5 iscrizioni.

SEDE DEL CORSO

Centro Italiano Logopedia

Via Benedetto Croce, 31 Brescia

CORSO di formazione sulle TECNOLOGIE COMPENSATIVE

OBIETTIVI DEL CORSO

Far conoscere e condurre gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ad un efficace uso degli strumenti compensativi tecnologicial fine di ridurre le tempistiche previste per lo studio e di favorire il graduale processo di acquisizione dell’autonomia scolastica.

Scarica la locandina del corso
Scarica il programma del corso

DESTINATARI

Genitori, tutor, educatori, pedagogisti, psicologi e insegnanti.

ARGOMENTI

. Gli strumenti compensativi con particolare attenzione a quelli tecnologici
. Analisi ed utilizzo del software tecnologico di dattilografia
. Analisi ed utilizzo del software tecnologico per la sintesi vocale
. Analisi ed utilizzo del software tecnologico per l’utilizzo di libri digitali
. Analisi ed utilizzo del software tecnologico per la creazione di mappe
. Analisi e utilizzodel software tecnologico “Facilitoffice”

DIREZIONE SCIENTIFICA

Dr.ssa Federica Alberti, Educatrice – Tutor DSA

RELATORE

Dr.ssa Federica Alberti, Educatrice – Tutor DSA

Dopo l’iscrizione online verrete contattati dal Centro Italiano Logopedia per la conferma dei posti disponibili.

    Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del GDPR e del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - Leggi informativa

    COSTI E ISCRIZIONE

    Sono previste 18 ore di formazione così suddivise:
    12 ore in aula e 6 ore per lo studio dei materiali e lo svolgimento a casa delle esercitazioni assegnate.

    Le preiscrizioni sono da far pervenire all’indirizzo email info@usama.demoareaweb.it, successivamente vi verrà inviata un’email con la procedura per efffettuare l’iscrizione.

    Il corso ha un costo di:

    € 187,20 (comprensiva di rivalsa INPS 4%) + 22% (IVA) per un totale di € 222,38 per chi NON POSSIEDE partita IVA

    € 187,20 (comprensiva di rivalsa INPS 4%) + 22% (IVA) -20% (ritenuta d’acconto) per un totale di € 190,94 per chi POSSIEDE partita IVA

    Intestare il bonifico a: DORELLA MINELLI
    Causale: ISCRIZIONE CORSO STRUMENTI TECNOLOGICI DSA 2018
    IBAN IT42D0200811219000101511393

    CALENDARIO

    Sabato 21 aprile 2018 dalle 9.00 alle 13.30
    Sabato 28 aprile 2018 dalle 9.00 alle 13.30
    Sabato 5 maggio 2018 dalle 9.00 alle 13.30
    Sabato 12 maggio 2018 dalle 9.00 alle 13.30

    SEDE DEL CORSO

    Centro Italiano Logopedia
    Via Benedetto Croce, 31 Brescia
    Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

    Esami di terza media: come saranno per gli alunni disabili e con DSA?

    Per gli alunni disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento, come si svolgeranno le prove d’esame? Iniziamo dal D.Lgs 62/2017.

    Alunni Disabili

    Le alunne e gli alunni con disabilità partecipano alle prove
    standardizzate di cui agli articoli 4 e 7, ovvero le prove Invasi. Il consiglio di classe o i docenti contitolari della classe possono prevedere adeguate misure compensative o dispensative per lo svolgimento delle prove e, nel caso non fossero sufficienti, predisporre specifici adattamenti della prova o addirittura l’esonero della prova.

    Altro aspetto importante è che gli alunni con disabilità sostengono le prove di esame al termine del primo ciclo di istruzione con l’uso di attrezzature tecniche e sussidi didattici, nonché sono autorizzati all’uso di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del piano educativo individualizzato.

    Alle alunne e agli alunni con disabilita’ che non si presentano agli esami viene rilasciato un attestato di credito formativo.

    Alunni con DSA

    Per le alunne e gli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA) certificati ai sensi della legge 8 ottobre 2010, n. 170, la valutazione degli apprendimenti, incluse l’ammissione e la partecipazione all’esame finale del primo ciclo di istruzione, sono coerenti con il piano didattico personalizzato (PDP) predisposto nella scuola primaria dai docenti contitolari della classe e nella scuola secondaria di primo grado dal consiglio di classe.

    Per la valutazione delle alunne e degli alunni con DSA le scuole adottano modalità che consentono all’alunno di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento conseguito, mediante l’applicazione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi indicati nel piano didattico personalizzato.

    Gli alunni con certificazione di disturbo specifico di apprendimento in cui si prevede la dispensa dalla prova scritta di lingua straniera, in sede di esame di Stato, la sottocommissione stabilisce modalità e contenuti della prova orale sostitutiva della prova scritta di lingua straniera.

    Le alunne e gli alunni con DSA partecipano alle prove standardizzate di cui all’articolo 4 e 7, ovvero le Prove Invalsi. Per lo svolgimento di queste prove, il consiglio di classe può disporre adeguati strumenti compensativi coerenti con il piano didattico
    personalizzato. Le alunne e gli alunni con DSA dispensati dalla prova scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento della lingua straniera non sostengono la prova nazionale di lingua inglese.

    Fonte e approfondimenti: www.tecnicadellascuola.it

     

    Femminilizzazione vocale per donne transgender

    Dopo aver terminato il percorso di impostazione vocale con il Logopedista il Centro Italiano Logopedia propone l’allenamento vocale con l’obiettivo di mediare l’uso della propria voce con l’esterno.

    Quali sono le possibilità per ottenere una voce femminile?

    Ci sono al momento due possibilità per il raggiungimento di una voce femminile. La logopedia può guidare il cambiamento vocale e il modo di parlare delle donne trans, rendendolo più femminile e naturale in modo poco invasivo. Si tratta di impostare la voce in modo diverso, di modificare la postura degli organi, le labbra, la lingua, la mandibola, e il funzionamento dei vari muscoli. L’altra possibilità è la chirurgia, che agisce direttamente sulle corde vocali, modificandole strutturalmente per rendere il tono più acuto; la paziente a quel punto dovrà riabilitare con il logopedista la funzione fonatoria e rivedere alcuni atteggiamenti vocali e verbali che aiuteranno ulteriormente l’espressione femminile.

    I percorsi “fai da te” possono aiutare?

    Esistono numerosi tutorial in rete o corsi da autodidatti proposti da attori, persone trans e logopedisti stessi. Le informazioni trasmesse sono perlopiù corrette, raccontano delle proprie esperienze, di tecniche che comportano cambiamenti della voce. Tuttavia è sconsigliabile affidarsi a tali video, se non per curiosità e interesse, poiché privano di proposte a misura del singolo individuo, mancano di interattività, del feedback su ciò che va bene o meno e, non ultimo, possono mettere a rischio la salute della voce. In sintesi, non sono mai completi per affrontare un cambiamento dalle molte sfaccettature come può essere quello della voce.

    Quali sono i presupposti per la femminilizzazione della voce?

    Per aiutare la femminilizzazione della voce è fondamentale che tutte le strutture che ne regolano l’espressione (la bocca, i denti, la lingua, la gola, la laringe, le corde vocali, i polmoni, la gabbia toracica, i muscoli del torace, dell’addome, il diaframma) siano in salute.

    Quali sono gli accorgimenti generali per preservare la salute vocale?

    • ridurre o eliminare il fumo
    • ridurre o eliminare l’alcool e la caffeina
    • bere acqua, sorseggiandola, e curare il grado di umidità ambientale
    • curare il reflusso gastroesofageo
    • evitare l’abuso vocale
    • riposare la voce al bisogno

    In particolare l’utilizzo improprio della voce, come può avvenire nei tentativi autonomi di femminilizzazione, può causare l’insorgenza di danni gravi, su cui non resterà che intervenire medicalmente. È importante perciò conoscere e riconoscere quando li si accusano, i segni di discomfort vocale: difficoltà di deglutizione, voce instabile, affaticata, limitazioni del range tonale (voce monotona), raucedine o dolore alla gola. Qualora il sintomo vocale si protragga per più di dieci giorni, è indicato consultare un medico specializzato (foniatra od otorinolaringoiatra).

    Tratto vocale donna e uomo

    Quali sono gli aspetti su cui agire per rendere la voce più femminile?

    È un errore comune considerare il tono, ossia quanto grave o acuta sia la propria voce di partenza, come unico e principale fattore su cui agire per ottenere una voce più femminile. Nella maggior parte dei casi alzare la voce in termini di tono, rendendolo più acuto, produce un effetto sgradevole: una voce in falsetto, una caricatura simile a quella di Topolino e che sicuramente non consentirà di intuire l’essere donna.

    Ci sono molte donne trans che, pur partendo da una voce grave e che fatica a raggiungere note alte, riescono con la logopedia ad ottenere una voce percepita dagli ascoltatori come propria di una donna biologica.

    Questo perché oltre al tono, con la logopedia si lavora su vari aspetti, che nell’insieme producono buoni risultati. Uno di questi è la risonanza: cambiando la postura di alcune strutture dell’apparato fonatorio, in modo da renderlo anatomicamente più simile a quello femminile, il suono risulterà chiaro e brillante. Non solo, a decidere una “voce donna” è anche l’andamento intonativo di ciò che si dice, il modo in cui si articolano le parole, la qualità della voce, alcuni aspetti non verbali, quali il vocabolario, le espressioni emotive, il contatto oculare, le espressioni facciali, i gesti, la postura, il tocco…un mondo, il mondo verbale e non verbale femminile.

    Oltre alla parola….

    Oltre al parlato, la voce viene coinvolta in altri momenti, come nello schiarire la voce o nella risata. Perché le persone non “si incuriosiscano”, anche questi aspetti sono da modificare. Una risata femminile può essere ottenuta con voce più acuta, estendendo le labbra come in un sorriso, producendo un suono pacato con la vocale /a/.

    Un aspetto inoltre in cui la voce resta un “vero problema” è il telefono, dove immancabilmente capita, nonostante gli sforzi, di essere scambiati per “signori” e di dover rispondere alla richiesta: “Cercavo la moglie, me la può passare?”. Per quest’aspetto può essere utile in prima battuta salutare in falsetto (il falsetto non risulta naturale se usato abitualmente, ma è normale utilizzarlo ad esempio nelle situazioni di felicità, entusiasmo e sorpresa), presentarsi subito con nome femminile e muoversi: inclinare la testa da una parte, innalzare la spalla torcendo un po’ il busto.

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    Da dove inizia il lavoro di rieducazione vocale?

    Solitamente il percorso logopedico di femminilizzazione vocale parte dal considerare il tipo e il modo di respirazione abituale, che al meglio dovrebbe coinvolgere il diaframma, muscolo orizzontale posto al di sotto dei polmoni. Proponiamo a tal proposito un esercizio da praticare per qualche minuto al giorno, in posizione seduta, con il tronco allineato e allungato, come ad essere sollevate da un filo attaccato alla testa, tenendo le spalle rilassate:

    1. porre una mano sul petto e l’altra sullo stomaco;
    2. inspirare l’aria dal naso e gonfiare la pancia (fare attenzione che il petto non si muova). Immaginare una candela di fronte a sé;
    3. far rientrare la pancia ed espirare dalla bocca per 3 secondi come si stesse soffiando sulla candela (fare attenzione anche qui che il petto non si muova).

    Riportiamo inoltre qualche esercizio di base utile per allenare la flessibilità della voce, in modo da aiutarla a raggiungere con più facilità note acute:

    • far vibrare le labbra per 10 minuti come per imitare il suono di un motore (metterle a contatto e soffiare aria tra le stesse);
    • modulare il tono della voce come la sirena dell’ambulanza durante la vibrazione delle labbra;
    • imitare i tre esercizi proposti dal dott. Titze nel video riportato, per un totale di 5 minuti:


    Perché intraprendere un percorso logopedico?

    Nell’intraprendere un percorso logopedico, la respirazione e la flessibilità vocale sopracitati sono aspetti di partenza. Non tutte necessitano però di passare da qui. Uno dei punti forti del percorso logopedico è infatti la proposta di progetti su misura, dove gli specifici obiettivi vengono convenuti insieme ad inizio percorso, mettendo in luce in particolare i punti deboli, che allontanano dal passare completamente come donna. Un altro punto forte con cui la logopedia per la voce si propone presso il Centro Italiano Logopedia è il divertimento che passa dallo sperimentare le possibilità della propria voce, ma anche la grinta che richiede di mettere in gioco, la perseveranza data dall’impegno e dalla motivazione a raggiungere un traguardo sì faticoso, ma tanto gratificante.

    Dopo aver terminato il percorso di impostazione vocale con il Logopedista il Centro Italiano Logopedia propone l’allenamento vocale con l’obiettivo di mediare l’uso della propria voce con l’esterno.

    Chi se ne occupa al Centro?
    Il partner comunicativo è una donna che ha fatto un percorso di transizione e che, avendo a sua volta, già fatto il trattamento logopedico, e avendo maturato anche per sua passione una buona consapevolezza della voce propria e degli altri, può capire le difficoltà e dare delle indicazioni mirate per l’uso quotidiano della voce in tutti i contesti.

    Quale è l’obiettivo?
    La figura del partner comunicativo ha un ruolo importante per imparare ad utilizzare la propria voce in un continuum rispetto alle esigenze quotidiane proponendo la propria esperienza rispetto alla gradualità d’uso della voce nei vari contesti di vita.

    Quando interviene il partner comunicativo?
    Al termine del percorso di femminilizzazione con la Logopedista, quando la voce è stata impostata ed è necessario l’applicazione guidata nel contesto di tutti i giorni.

    “Vorrei una voce il più femminile possibile, che mi piaccia, che mi faccia sentire bene e a posto con me stessa”. Questo è il desiderio espresso da diverse donne transgender che si sono rivolte al Centro Italiano Logopedia. Trovano che la propria voce maschile resti “il cruccio”, un importante fattore che influenza la percezione degli altri, che osservando una difformità tra un aspetto fisico femminile e una voce maschile, si incuriosiscono. Per alcune la questione vocale, non essendo raggiunta dalla cura ormonale, è vissuta come l’ostacolo maggiore alla transizione. Sperano in “un miracolo” che le possa aiutare.

    Logopedista Dr.ssa Dorella Minelli, Centro Italiano Logopedia
    Logopedista Dr.ssa Anna Guerrini, Centro Italiano Logopedia