Il tuo bambino dorme poco o male? Scopri quali accorgimenti puoi adottare per rendergli il sonno più sereno

Come deve essere il sonno di un bambino secondo l’età

Alcune recenti ricerche sviluppate negli USA dimostrano che, prima del compimento dei sei mesi d’età, i piccoli hanno difficoltà a riconoscere giorno e notte. E’ compito degli adulti insegnare ai neonati i passaggi che contraddistinguono i momenti da dedicare alla veglia e i rituali da accompagnare alla nanna. Dai sei mesi ai due anni, di norma un infante dovrebbe dormire dieci ore filate di notte, in più dovrebbe riuscire a fare due pisolini (uno la mattina e uno il pomeriggio), anche se in realtà spesso il sonnellino della mattina, soprattutto se i bambini iniziano a frequentare un asilo nido, viene abbandonato intorno ai 13-14 mesi. In pochi casi viene abbandonato verso i 16-18 mesi, a volte questo porta a un anticipo del sonnellino pomeridiano. Tra i due e i quattro anni in genere viene abbandonato anche il sonnellino pomeridiano e la nanna diventa un’esclusiva della notte, o almeno così dovrebbe essere.

Quando si parla di disturbo del sonno e quali sono le cause?

Capita spesso che i risvegli notturni siano continui, come le innumerevoli volte che i genitori vengono svegliati, nei primi mesi per le poppate. Poi arrivano le coliche, a seguire c’è la dentizione, dopo i due anni le prime paure, dai due ai tre anni i risvegli possono dipendere dal fatto che si sta imparando a raggiungere il controllo sfinterico. Dopo i tre anni di età, se gli episodi appena elencati non sono stati ben affrontati, il rischio sarà che i figli dormano nel lettone abitualmente e, muovendosi molto senza avere lo spazio fisico per farlo, si sveglino. Questa routine può continuare fino ai sei o addirittura agli otto anni. Secondo alcuni studi, per una questione fisiologica del sonno, i risvegli notturni sono normali.

Ma perché alcuni bambini poi si riaddormentano da soli mentre altri richiedono l’attenzione dei genitori almeno due o più volte ogni notte? Nella maggior parte dei casi, i disturbi del sonno sono collegati al modo in cui il bambino è solito addormentarsi, o alle pratiche che vengono messe in atto durante i continui risvegli.

Quali sono le pratiche educative per un buon sonno ?

Riguardo a quali siano le pratiche educative migliori a rendere la notte il momento della nanna per tutti, ci sono varie scuole di pensiero riguardo. C’è chi consiglia di far piangere il neonato tutto il tempo, finché, sfinito, crolla. Chi invece sostiene di farlo addormentare in braccio, tenerlo nel lettone, prenderlo per mano, alzarsi continuamente per dare il ciuccio o il biberon assecondando ogni richiesta etc. etc.

Non esiste una regola assoluta che possa valere per tutti, ognuno è un essere unico. Ci sono certamente delle condizioni che aiutano i piccoli ad essere accompagnati in un momento tanto delicato come quello della nanna. Un esempio può essere creare fin dai primi mesi di vita una certa regolarità negli orari del riposo, mantenere le stesse abitudini prima di quei momenti creando dei veri e propri riti, aiutando in questo modo il piccolo a prevedere quello che accadrà. Dal punto di vista educativo non c’è nulla che rassicura un bambino più delle routine, questo senso di sicurezza gli permette di essere sereno, e la serenità concilia il sonno.

Quali sono gli accorgimenti per un clima pre-nanna?

Per aiutare il vostro bambino a entrare in un clima pre-nanna potete fare in modo di rendere i momenti prima di andare a letto tranquilli, rilassati, gradevoli, sereni. Fate sentire a vostro figlio, nei primi mesi il suono della vostra voce, parlategli in modo tranquillo, a bassa voce, cantate una ninna nanna, fategli delle coccole stando sul divano, o nel vostro angolo del relax se ne avete uno. Favorirete così uno stato di rilassamento. Poi, mettetelo nella sua culla ancora sveglio: è importante che si addormenti da solo, ed è consigliabile che associ il suo letto solo e unicamente al momento di dormire. A partire dall’anno di età potete leggere delle favole o dei piccoli libricini, verso i2/3 anni è possibile, prima della messa a letto, fare dei giochi tranquilli, come ad esempio dei puzzle, delle costruzioni, un disegno. Evitate di farli correre, saltare, giocare a palla, perché spesso si pensa che così si possano scaricare dalle tensioni e dormire più tranquillamente, e questo è vero, ma se queste proposte cariche di adrenalina vengono fatte troppo tardi in serata rischiano di produrre l’effetto opposto.

In ogni caso, e ad ogni età, cerchiamo qualcosa che, seguite le routine alle quali siete abituati prima della nanna, indichi con chiarezza: “Bene, ora abbiamo finito di fare questa cosa ed è ora che tu dorma, da solo”, come ad esempio il bacio della buona notte, o la carezza, o il rimbocco delle coperte.

Attenzione, deve essere un’azione dopo la quale non si torna a giocare/cantare/leggere, nemmeno se il bambino vi supplica “Ancora una storia, l’ultima ninna nanna, l’ultimo gioco”, se il vostro bambino vi vede sereni nella scelta un po’ alla volta la accetterà e diventerà collaborativo.

Cosa fare se ci sono risvegli notturni frequenti?

Quando si sveglia piangendo non correte immediatamente, ma dalla stanza in cui vi trovate iniziate a tranquillizzarlo, con tono calmo, dite “Arrivo subito tesoro mio”, oppure “La mamma/il papà sta arrivando”, lo preparerete così alle piccole attese, ad un certo punto si tranquillizzerà anche solo sentendo la vostra voce.

Il genitore può tranquillizzare il suo bambino se per esempio si sveglia piangendo, può dargli un piccolo peluches, lasciare una lucina accesa, dare una carezza, proporre di lasciare la porta aperta “Così la mamma e il papà ti possono sentire e possono controllare che non ti succeda niente di spiacevole”. È molto importante che l’adulto faccia sentire a suo figlio che capisce e comprende le sue paure ad ogni risveglio. Ma dopo averlo tranquillizzato, è meglio che torni in camera sua e lasci che il piccolo si riaddormenti da solo. Un po’ alla volta imparerà ad auto-rassicurarsi e così le richieste durante i risvegli diminuiranno gradualmente.

In quali casi è consigliabile un consulto con una Pedagogista?

Spesso chi ha bambini piccoli considera la possibilità di dormire tutta la notte un traguardo irraggiungibile. Se questo pensiero continua a pervadervi nonostante i più svariati tentativi di risoluzione del problema “continui risvegli”, è il caso di rivolgervi ad un Pedagogista.

Oggigiorno ci sono tantissime possibilità per informarsi sul tema della nanna, il rischio però è di ritrovarsi confusi da pareri contrastanti, da teorie che sembrano dire cose esattamente opposte, tanto da arrivare al punto di non sapere più cosa fare.

Il Pedagogista, tamite dei colloqui con voi genitori, vi può aiutare nel raggiungimento di una maggiore consapevolezza rispetto alle pratiche che mettete in atto al momento di andare a dormire, e, analizzando insieme a voi i metodi che utilizzate, vi può indirizzare ad attuare comportamenti che, nel rispetto dei vostri ritmi di vita, portino a raggiungere un sonno che duri tutta la notte.

Dr.ssa Dorella Minelli, Logopedista Titolare Centro Italiano Logopedia

Dr.ssa Nadia Peli, Pedagogista Collaboratore Centro Italiano Logopedia